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Psicologa ad Anzio-Roma - Alessandra Montani
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Body Shaming tra immagine corporea ed

auto-oggettivazione: il “caso Armine”

“Sono più di una faccia, ho interessi, cose da dire e da fare”

Risponde così Armine Harutyunyan, 23 anni e modella per Gucci, in seguito alla bufera scatenata sui social da alcuni utenti che l’hanno resa oggetto di body shaming.

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Un post condiviso da Armina 🇦🇲 (@deararmine) in data: 22 Lug 2020 alle ore 11:13 PDT

Armine non si lascia intimidire affermando

“Ci sono tanti modi di essere belli”

Abbattendo quella visione antica che considera la donna un “oggetto”, il cui valore dipende dalla forma fisica.

Ciò che è importante, racconta la modella, è

“Concentrarsi su di sé, su chi si è e su cosa si ama davvero. È meglio essere diversi che omologati al resto, anche se non tutti capiranno”

Parole semplici ma potenti, che divengono icona della nuova modalità di essere donne nel mondo: libere da stereotipi estetici e da dinamiche dannose come il body shaming, il razzismo e la misoginia.

Il “caso Armine” ci fa riflettere su come stiano cambiando cultura e società: dal movimento #MeToo nato nel 2017, contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne, fino ad oggi, con la ferma opposizione delle donne alla propria oggettivazione.

Che cos’è il Body Shaming?

L’espressione inglese è composta da body, “corpo” e shaming, ossia “far vergognare qualcuno”.

Il Body Shaming consiste quindi nella denigrazione dell’aspetto estetico di una persona.

Esso può riguardare diverse parti del corpo: l’indagine italiana promossa da Nutrimente Onlus, ci dice che le parti del corpo prese maggiormente di mira sono le gambe (48%) e la pancia (45%), ma anche il fondoschiena (41%) ed i fianchi (35%).

Tale indagine riporta l’allarmante dato per cui 1 donna su 2 viene presa di mira sui social per il proprio aspetto fisico:

  • Tra le più esposte al fenomeno del body shaming, con il 32% dei casi, troviamo le ragazze tra i 18 ed i 21 anni. È questa la fascia di età più sensibile alla sofferenza per i propri difetti fisici, in particolare se evidenziati dai coetanei.
  • Al secondo posto troviamo ragazze tra i 25 ed i 32 anni con il 27%. Esse sembrano risentire meno del fenomeno rispetto alle più giovani, tuttavia riportano di sentirsi “messe con le spalle al muro” dal confronto con il corpo delle amiche e dai commenti dei ragazzi.
  • Nel 21% dei casi, le donne dai 33 ai 45 anni riferiscono di soffrire soprattutto per i segni dell’invecchiamento o la cellulite. La conseguenza sembra essere la rinuncia ad un pasto completo per cercare di mantenere la linea corporea, con molti casi di squilibri alimentari.

Non sono esclusivamente le donne ad essere nel mirino: gli uomini non sono indifferenti alle critiche, anche se la percentuale si abbassa considerevolmente raggiungendo appena l’11% totale.

Un fenomeno generalizzato e globale

Nel definire il fenomeno del body shaming generalizzato, mi riferisco alla sua trasversalità rispetto ad età, professione e contesto:

Poco tempo fa, più precisamente nel mese di maggio 2020, la giornalista Giovanna Botteri, inviata Rai a Pechino, è stata presa fortemente di mira per il suo look ed il suo aspetto fisico.

In questo caso il contesto è del tutto diverso, stiamo parlando di una professionista che con passione stava svolgendo il proprio lavoro, eppure il body shaming non guarda in faccia a niente e nessuno.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Giovanna Botteri (@giovannabotteri_official) in data: 2 Lug 2020 alle ore 10:50 PDT

Nonostante le differenze tra le due donne, ciò che le accomuna è il desiderio di un cambiamento:

“Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettetemi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi”

Afferma la Botteri continuando

“A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere”

Le offese ed i commenti negativi rivolti alle forme corporee delle persone riguardano ormai ogni paese, configurandosi quindi come un fenomeno globale.

Nel 2016 durante le Olimpiadi in Brasile, diversi atleti, sia donne che uomini, sono stati giudicati non per la loro prestazione sportiva, quanto per il loro aspetto.

Ciò è avvenuto sia con commenti volti ad offendere e criticare le forme corporee, sia attraverso titoli ed affermazioni che focalizzavano gli attributi fisici ritenuti maggiormente attraenti.

Il risultato è stato quello di annullare la prestazione sportiva degli atleti privando l’evento del suo senso più profondo: forza di volontà, tenacia, coraggio e capacità.

Ma cosa significa tutto questo per ognuno di noi?

Due dimensioni del body shaming

Naturalmente questi sono esempi di persone esposte mediaticamente, tuttavia il fenomeno del body shaming influenza ognuno di noi: sofferenza per commenti inopportuni sul nostro corpo, paura e vergogna di esporsi, modalità con cui ci autogiudichiamo.

Pur sembrando un fenomeno semplice, il body shaming influisce su molteplici dimensioni psicologiche principalmente attraverso due meccanismi:

1. L’immagine corporea ed il circuito distruttivo del body shaming

donna allo specchio

Secondo Peter Slade (1994) l’immagine corporea si compone di 4 dimensioni:

  • dimensione percettiva: come ognuno di noi visualizza la propria taglia e la forma del suo corpo
  • affettiva: i sentimenti nei confronti del proprio corpo
  • dimensione attitudinale: riguarda ciò che pensiamo del nostro corpo a livello cognitivo
  • comportamentale: ossia come agiamo nei confronti del nostro corpo, ad esempio con alimentazione e attività sportiva.

Da tale definizione è possibile comprendere come, l’immagine del corpo, comprenda la persona nella sua totalità.

Tale rappresentazione mentale è inevitabilmente influenzata dalle esperienze interpersonali. Ciò che ci viene detto, i commenti sul nostro aspetto fisico, contribuiscono a determinare l’immagine corporea che ci costruiamo.

Accanto alle esperienze interpersonali abbiamo i modelli corporei con cui ci confrontiamo, insieme agli standard culturali di riferimento con cui ci valutiamo.

Quando viviamo una discrepanza tra il nostro aspetto fisico e questi modelli corporei ideali, nascono vissuti di vergogna e colpa, associati naturalmente all’insoddisfazione per il proprio aspetto fisico.

Tali sentimenti di vergogna e colpa mediano la relazione tra peso corporeo ed autostima: il body shaming si inserisce tra le esperienze interpersonali che una persona fa in relazione al proprio corpo.

Allo stesso tempo, come è evidente nel caso di Armine, il body shaming è in relazione con gli standard culturali.

La conseguente comparsa di sentimenti negativi di vergogna e colpa, influenzeranno l’autostima andando così ad intaccare il peso corporeo.

Il risultato sarà un divario ancor più grande tra la nostra immagine corporea, i commenti verso il nostro corpo e gli standard culturali. Una condizione che si autorinforzerà nel tempo, un circuito distruttivo.

circolo distruttivo

D’altro canto, può essere vero anche il contrario: lavorare sulle emozioni negative legate al nostro corpo, oltre ad apportare un miglioramento dell’autostima, migliorerà anche la gestione del peso corporeo!

2. L’Auto Oggettivazione: perché l’apparenza è così importante?

Con il termine oggettivazione ci si riferisce al fenomeno per cui il valore degli individui viene valutato in base all’aspetto esteriore.

Nella nostra società e più in generale nelle società occidentali, il corpo femminile viene pensato come un oggetto da valutare, il focus è sull’aspetto sessuale dei corpi, piuttosto che sulla persona nella sua totalità.

donna oggettoLa frequente presenza di tali esperienze nelle vite delle donne, può portarle ad interiorizzare tale prospettiva, valutandosi quindi in base all’apparenza: un’auto-oggettivazione.

I dati indicano che tutto questo promuove nelle donne ansia, tendenza alla magrezza, vergogna, depressione, disfunzione sessuale, ostacolando le prestazioni nei compiti e aumentando l’umore negativo.

Gli uomini sembrano essere meno colpiti dall’auto-oggettivazione, tuttavia i giovani risultano sempre più preoccupati del loro aspetto fisico, riportando la stessa tipologia di disagi riscontrati per le donne.

Inoltre, gli uomini mostrano un collegamento tra auto-oggettivazione ed uso di steroidi, eccessivo esercizio fisico e più in generale, spinta all’aumento della muscolatura.

L’auto-oggettivazione può essere incoraggiata o scoraggiata dai valori personali: ad esempio l’auto-miglioramento promuove l’auto-oggettivazione, aumentando la vergogna e l’attenzione focalizzata sul corpo.

Inoltre, l’auto-miglioramento come valore personale, spinge le persone a realizzarsi secondo standard socialmente accettati. L’aspetto esteriore diventa così indicatore di valore personale e base essenziale alla realizzazione sociale.

Ecco che l’apparenza fisica è diventata espressione del raggiungimento di successo e potere!

Un altro elemento significativo riguarda una visione del mondo che possiamo definire tradizionale: le donne con atteggiamenti più tradizionali verso i ruoli di genere, giudicano rilevante la ricerca dell’attrattiva fisica.

Probabilmente questo dato deriva dal fatto che storicamente le donne, più degli uomini, sono state istruite a lavorare sul loro aspetto in cambio dell’adattamento degli standard di bellezza della società.

Al contrario, le donne che perseguono i propri ideali, interessi ed abilità sembrano sfidare maggiormente l’ambiente culturale oggettivante. Tale ricerca di auto-direzione personale, risulta essere un fattore protettivo rispetto l’auto-oggettivizzazione.

In conclusione, gli sforzi verso il raggiungimento degli standard sociali favoriscono l’auto-oggettivazione, mentre la sensibilità all’autenticità insieme alla libertà di coltivare i propri interessi, impediscono che le aspettative esterne vengano interiorizzate!

Le conseguenze

Come abbiamo visto, la fascia di età maggiormente esposta a tutto questo è quella delle ragazze più giovani, adolescenti o poco più.

Sappiamo bene che l’insorgenza dei disturbi alimentari si colloca proprio nel periodo dell’adolescenza.

Non possiamo quindi ignorare come il fenomeno del body shaming, non solamente subito ma anche culturalmente normalizzato, vada ad incidere negativamente su tutte le donne, in particolare quelle più giovani.

Tutto questo spinge ad un comportamento alimentare scorretto, alla tendenza a nascondere il corpo e le proprie forme. La stagione estiva può venir vissuta come traumatica aumentando i comportamenti di evitamento.

Allo stesso tempo, il giudizio negativo si accompagna alla sensazione di essere perdenti, dando spesso il via a reazioni depressive o a disagi legati all’ansia.

Non possiamo ignorare nemmeno il fatto che, chi mette in atto tali comportamenti, generalmente definito hater, risulta essere a sua volta portatore di alcune difficoltà:

Sicuramente rileviamo una scarsità di empatia ed una difficoltà nell’assumersi le proprie responsabilità. Non dimentichiamo che nella maggioranza dei casi gli haters si nascondono dietro l’anonimato.

C’è poi una tendenza ad ignorare le conseguenze negative delle proprie azioni, che si configura come una difficoltà nel riflettere sulle proprie azioni.

Infine, gli haters sono proprio le persone che più hanno interiorizzato l’auto oggettivazione: per essi non esiste la persona nel suo complesso ed il valore di un individuo è dettato dal suo apparire, la bellezza è quindi la chiave del successo e della realizzazione personale, l’autostima è inevitabilmente legata al proprio aspetto e al giudizio proveniente dall’esterno, espressione di un nucleo del sé oscillante.

Il body shaming è quindi messo in atto verso gli altri, ma l’oggettivazione avviene in primo luogo verso sé stessi!

Cosa fare per non lasciarci condizionare?

diversita-donne
1. Siamo molto più di un involucro!

Credo che Armine sia diventata portavoce proprio di questo concetto: ognuno di noi è unico e ciò che conta realmente è quello che siamo nella nostra totalità, come persone e come donne, non un numero sulla bilancia o una taglia di reggiseno!

2. La bellezza è sensibilità, coraggio e auto direzionalità

Se ci sentiamo insoddisfatti di noi stessi, la chiave è lavorare su di noi e sul nostro benessere psicologico! Attraverso un percorso di crescita personale possiamo diventare consapevoli di ciò che ci crea realmente disagio e cambiare in meglio.

3. Ridimensioniamo l’importanza dei social

Prendiamo le distanze da ciò che ci condiziona negativamente! La vita di ognuno di noi è fatta di relazioni autentiche e sono ciò che conta realmente, insieme al proprio benessere.

4. Lasciamo andare modalità di pensiero antiquate!

Non lasciamoci condizionare dagli stereotipi culturali, frutto di una concezione antica e misogina. L’obiettivo è trovare il nostro posto nel mondo seguendo ciò che desideriamo realmente, non corrispondere a degli standard concepiti da altri!

5. Ma l’hater sono io!

Se ci rendiamo conto di essere noi per primi a giudicare negativamente le altre persone e noi stessi, chiediamo aiuto ad un professionista. Anche in questo caso, possiamo prendere in mano la nostra vita e attuare un importante cambiamento per noi stessi!

BIBLIOGRAFIA

Castonguay, A. L., Brunet, J., Ferguson, L., & Sabiston, C. M. (2012). Weight-related actual and ideal self-states, discrepancies, and shame, guilt, and pride: Examining associations within the process model of self-conscious emotions. Body Image, 9(4)

Rollero, C., & De Piccoli, N. (2017). Self-Objectification and Personal Values. An Exploratory Study. Frontiers in psychology, 8, 1055.

Slade, P.D. (1994). What is body image? Behaviour Research and Therapy, 32(5), 497-502. Spitzer, B.L., Henderson, K.A. e Zivian, M.T. (1999). Gender differences in population versus media body sizes: A comparison over four decades. Sex Roles, 40, 545-565.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/08/rio-2016-contro-il-fascismo-estetico-siamo-tutte-cicciotelle/2963141/

http://www.treccani.it/vocabolario/body-shaming

https://www.researchgate.net/publication/235735363_L’immagine_corporea_Body_image

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